LEGNAGO (VERONA) - Sulla sua maglietta svolazzano gli angeli, con l’aggiunta di una frase che oscilla fra Isaac Newton e gli Oasis: “Standing on the shoulders of giants”. Ma non ha spalle di giganti su cui stare a riflettere il ragazzino che, con un gesto da gangster di periferia, dopo una zuffa si sfila dai pantaloni a vita bassa un’arma per assecondare l’urlo di un altro: «Dammi la pistola, dammi la pistola!». L’amico la riceve e la carica, alza il braccio e preme il grilletto. Parte il colpo, fortunatamente a salve, trattandosi di una scacciacani.

Gli studenti in attesa del bus non possono però saperlo, sentono lo scoppio e gridano di paura, mettendosi a correre con gli zainetti. È successo fisicamente qualche giorno fa a Porto di Legnago, frazione affacciata sull’Adige nella Bassa Veronese, al confine con il Polesine. E da ieri torna ad accadere virtualmente sui social, attraverso un video di 15 secondi diventato inevitabilmente virale anche per le condivisioni dei politici, che trasversalmente si indignano per l’episodio e reciprocamente se ne addossano le responsabilità. Intanto i carabinieri hanno identificato e denunciato alla Procura per i minorenni di Venezia tre componenti di quella che in paese è chiamata «una banda di maranza», giovani immigrati di seconda generazione.