L’Italia non ha più tempo. L’ultimo Economic Survey 2026 dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) non concede spazio a interpretazioni di facciata, ma traccia una linea di demarcazione netta tra la stagnazione e la sopravvivenza economica per un Paese che deve affrontare nodi strutturali ormai cronici.
Secondo l’analisi redatta dagli esperti di Parigi, la strada per Roma è obbligata e priva di scorciatoie, poiché «assicurare che il debito pubblico diminuisca in modo durevole richiederà un miglioramento dell'efficienza della spesa, il contenimento delle pressioni legate alle pensioni, il rafforzamento della compliance fiscale e la creazione di un mix fiscale più favorevole alla crescita».
È un richiamo alla responsabilità che cade mentre il sistema Paese tenta di consolidare la ripresa attraverso il Pnrr, definito dall’ente come il vero motore di un cambiamento profondo, in quanto «il Piano nazionale di ripresa e resilienza sta aiutando ad affrontare debolezze strutturali di lunga data e a sostenere il consolidamento fiscale».
La sfida del consolidamento dei conti
Il consolidamento dei conti pubblici rappresenta la sfida capitale per un sistema che non può permettersi di veder vanificati i sacrifici degli ultimi anni sotto il peso di una spesa corrente fuori controllo e di un debito che resta una zavorra per ogni prospettiva di sviluppo. La ricetta indicata dall’Ocse non ammette deroghe, specie in una fase storica così sfidante.







