Il protocollo Albania: «è compatibile con le normative Ue» ma a «condizione che i diritti dei migranti siano pienamente tutelati». Tra questi il diritto alla salute, all’assistenza medica e alla corretta difesa. Lo mette nero su bianco l’avvocato generale della Corte di giustizia Ue, Nicholas Emiliou, nelle sue conclusioni in relazione alla causa intentata da due migranti che dopo un decreto di espulsione erano stati trasferiti da un cpr in Italia a Gjader. Qui avevano fatto domanda di protezione internazionale. Successivamente, sono stati emessi nei loro confronti due decreti di trattenimento, che la Corte d'Appello di Roma ha respinto, ritenendo che la normativa nazionale fosse in contrasto con il diritto Ue. Le autorità nazionali hanno fatto ricorso alla Corte di Cassazione, che si è rivolta a sua volta alla Corte di Giustizia europea.
«Una notizia importante, che conferma la validità della strada che abbiamo indicato e quanto siano costati all'Italia due anni persi a causa di letture giudiziarie forzate e infondate» scrive sui social la premier, Giorgia Meloni.
Migranti, quale futuro hanno i centri in Albania?
Stamattina l'avvocato generale ha reso nota la sua posizione sul contenzioso giuridico offrendo un orientamento ai giudici che dovranno dirimere la questione. La sentenza definitiva arriverà a breve e la Corte potrebbe anche assumere una posizione diversa da quella di Emiliou, secondo cui il diritto dell'Ue non impedisce a uno Stato membro di istituire un centro di trattenimento per i rimpatri al di fuori del suo territorio. Tuttavia, questo Stato è obbligato a rispettare tutte le garanzie previste dall'Ue per i migranti.










