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23 APRILE 2026

Ultimo aggiornamento: 14:25

Donald Trump non ha dato nessuna scadenza alla momentanea tregua annunciata nei confronti dell’Iran, e dalla Casa Bianca hanno precisato che sarà lui a dettare i tempi del cessate il fuoco. Ma ora anche sul presidente incombe una scadenza, dopo avere dato ultimatum a tutti, per i dazi, le guerre, la politica interna. La deadline che lo aspetta è quella del 1° maggio, giorno in cui scadranno i 60 giorni che la legge che regola i poteri di guerra concede ad un presidente per condurre un conflitto senza l’autorizzazione del Congresso, scrive oggi il New York Times.

L’attacco all’Iran è iniziato il 28 febbraio, ma il capo della Casa Bianca ha notificato ufficialmente al Congresso il 2 marzo che invocava la sua autorità di comandante in capo per proteggere le basi americane in Medio Oriente e “far avanzare interessi nazionali vitali per gli Stati Uniti”. Un’autorità che molti democratici contestano, e così in queste otto settimane di conflitto per ben cinque volte hanno presentato al Congresso mozioni per invocare il War Powers Resolution, la legge approvata dopo la guerra in Vietnam nel 1973 per limitare il potere dei presidenti di condurre guerre senza l’autorizzazione del Congresso. In tutte le occasioni i repubblicani hanno difeso il presidente, ma con l’avvicinarsi della scadenza dei 60 giorni, che cadrà appunto il primo maggio, alcuni stanno segnalando alla Casa Bianca che il loro sostegno potrebbe venire meno. Il senatore John Curtis, eletto nello Utah, già all’inizio di aprile in un articolo ha annunciato che “non sosterrà l’azione militare in corso oltre la finestra dei 60 giorni senza un’approvazione del Congresso“.