"Si è abbassato e si è alzato, io lì ho avuto paura, ho esploso, ho tirato fuori la pistola, ho armato, ma senza mirare, senza sparare, ad una mano, e ho tirato istintivamente.
A me il Mansouri Abderrahim non mi aveva fatto nulla di personale, io sul lavoro mio non c'ho mai messo nulla di personale, era lavoro".
Lo ha messo a verbale con dichiarazioni spontanee, come emerge dalle trascrizioni depositate dell'incidente probatorio dell'11 aprile, Carmelo Cinturrino, il poliziotto in carcere con l'accusa di omicidio volontario aggravato anche dalla premeditazione per aver sparato alla testa e aver ucciso, da quasi 30 metri, il pusher 28enne nel bosco di Rogoredo, a Milano.
"Io ho fatto 18 anni di Polizia (...) potevo fare altro nella vita (...) a me dispiace sentire in televisione determinate cose ed è un'umiliazione per me, mi creda, è un'umiliazione", ha detto l'assistente capo, che lavorava al commissariato Mecenate, davanti al gip Domenico Santoro, nel corso delle lunghe dichiarazioni per respingere tutte le accuse, dall'omicidio volontario, agli arresti illegali fino alle estorsioni e ai pestaggi per soldi e droga nei confronti di pusher e tossicodipendenti, ricostruite nelle indagini del pm Giovanni Tarzia e della Squadra mobile della Polizia. Con oltre 40 imputazioni, alcune anche a carico, a vario titolo, di altri sei agenti.






