"Voleva tutti questi soldi e Zack non voleva darglieli e allora lui, per me, ha fatto così perché non collaborava (...) e allora gli ha sparato in testa (...) alla fine è corrotto fino all'osso".

Accuse messe a verbale nelle indagini sul caso di Carmelo Cinturrino, il poliziotto in carcere per l'omicidio volontario premeditato di Abderrahim Mansouri, pusher 28enne detto Zack, avvenuto il 26 gennaio, ma anche indagato per arresti illegali, spaccio, estorsioni, concussioni, falso e sequestro di persona.

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Teste nel caso Cinturrino: 'Mi diceva che voleva ammazzare Zack'

Racconti che alcuni testimoni, tra pusher e tossicodipendenti del bosco di Rogoredo, mano a mano hanno iniziato a confermare davanti al gip Domenico Santoro nel lungo incidente probatorio. Il primo dei sei testi, un 39enne italiano senza fissa dimora, che come altri era stato rintracciato subito dopo l'uccisione del 28enne dai legali della famiglia Mansouri, gli avvocati Debora Piazza e Marco Romagnoli, ha ripetuto pure quelle minacce indirette che l'assistente capo faceva pervenire, come "digli a Zack che lo ammazzo, quando lo vedo". Mentre un afgano 31enne ha dovuto rispondere alle domande del giudice, del pm Giovanni Tarzia e dei legali di Cinturrino e degli altri sei agenti indagati come teste oculare di quella morte.