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venerdì 10 aprile 2026
(LaPresse) MILANO - Proseguirà nel corso del weekend l'incidente probatorio dell'inchiesta su Carmelo Cinturrino per l'omicidio di Abderrahim Mansouri. Lo ha detto il gip Domenico Santoro ai legali della famiglia del 28enne ucciso il 26 gennaio a Rogoredo e ai difensori dei 7 poliziotti indagati a vario titolo per cessioni di droga, concussione, percosse, rapina, falso, calunnia ed estorsione sulla base di 8 testimonianze di tossicodipendenti e pusher frequentatori del boschetto della droga.
Oggi si è tenuta la prima testimonianza di un 39enne italiano senza fissa dimora che ha ribadito di aver sentito l'assistente capo del Commissariato Mecenate proferire la frase «dì a Zack (soprannome di Mansouri ndr) che quando lo vedo lo ammazzo».
Secondo quanto riferito al termine dell'udienza dall'avvocata Debora Piazza, che difende la famiglia Mansouri, il testimone ha nuovamente riferito che Cinturrino era noto nella zona per colpire con un martello chi non assecondava le sue esigenze. Nonostante le difficoltà del racconto reso da una persona descritta come «fragile» e che avrebbe faticato anche a leggere la formula con cui i testimoni si impegnano a dire «tutta la verità», il giudice ha ritenuto l'uomo in grado di rendere l'esame, riservandosi di valutare caso per caso se disporre perizie psichiatriche, come ha chiesto la difesa di Cinturrino già dal 2 aprile. Il 39enne ha parlato anche dei presunti accordi corruttivi fra il poliziotto e il pusher marocchino ma, da quanto si apprende, sarebbe caduto in alcune contraddizioni su chi dei due avesse proposto o chiesto «200 euro »al giorno in cambio di poter liberamente spacciare a Rogoredo.






