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Dagli attriti con Lautaro a simbolo di rinascita. Leader per 3 tecnici italiani: Inzaghi, Chivu e Montella ct dei turchi

Hakan Calhanoglu è entrato nel mondo nerazzurro dalla porta principale, per via di quello sgarbo fatto al Milan nell'estate 2021. Già quella era una medaglia, guardando con gli occhi dei tifosi. Poi, anno dopo anno, ne ha aggiunte molte altre, diventando centrale nell'Inter di Inzaghi e restandolo in quella di Chivu. La finale del 13 maggio, che può valere il Double e un pezzetto di storia, è soprattutto roba sua: due gol e l'assist per la vittoria. E quello che sembrava scontato prima e inevitabile poi, cioè l'addio all'Inter, adesso è molto più lontano, almeno quanto il ricordo di quel significativo ping pong dialettico con Lautaro, in coda all'ultima delusione della scorsa stagione. Le accuse in mondovisione del capitano, con bersaglio anonimo ("chi non vuole restare, vada via") ma chiaro a tutti, primo fra tutti proprio Calhanoglu, che avvertì il bisogno di difendersi, rispondendogli con un comunicato sì a mezzo social e col cuore in mano ("un vero leader non cerca colpevoli"), ma scritto in punto di diritto. Una polveriera che Chivu è stato molto bravo a disinnescare. L'Inter del 21° scudetto è nata lì, intorno a quella pace che non sembrava possibile e grazie allo scudo della società più organizzata e navigata d'Italia, che dopo averlo scelto, non ha mai lasciato solo l'allenatore.