Già Siino. Siino che, come aveva osservato il GIP di Caltanissetta, nell’ordinanza del 1999, già nel corso del suo interrogatorio del 19.02.1998, ha riferito che il dott. Lo Forte costituiva «un chiodo fisso» per De Donno, salvo poi nel corso del confronto con il Maggiore De Donno, svoltosi il 5 maggio del 1999, affermare “non ricevetti mai pressioni per dire cose false... Mori e De Donno hanno fatto di tutto per farmi collaborare, ma in maniera sincera, in maniera graziosa, non ho avuto mai fatta nessuna proposta di malversazione nei confronti di qualcuno... pressioni per collaborare, sì... facevano il loro mestiere... mai nessuno mi ha detto... lei deve dire...». Siino che aveva indicato imprenditori come i fratelli Buscemi, graziati dalla richiesta di archiviazione per Mafia Appalti, come soggetti «protetti» e pienamente integrati in quel sistema. Ma lo aveva fatto nelle confidenze registrate dal Colonnello Meli, comandante di Monreale: «Però non lo hanno toccato (Buscemi, nda, quello degli appartamenti) mai i cornuti della Procura! picchì??? mah! con tutti i pentiti, con tutte le situazioni, con tutte quelle cose perché... giustamente attaccare Angelo Siino è facile... perché praticamente non c’è nessuna situazione!! Siccome là si ...scantano (spaventano, nda)... questo è il problema!!!». Ma il passaggio più delicato riguarda la diffusione anticipata del rapporto mafia-appalti.
Chi passò le carte a Cosa Nostra sull'inchiesta “mafia e appalti”
Chi informò Cosa Nostra sull’indagine mafia-appalti? Chi consegno il corposo rapporto del ROS ad Angelo Siino, il pentito «Ministro...











