Al centro dell'indagine della Digos di Milano, con il supporto dei colleghi di Pavia e della direzione centrale della polizia di prevenzione, c'è appunto quella chat che prende il nome dall'omonima formazione eversiva degli anni '70.Nello spazio virtuale, secondo quanto emerso, circolavano materiali neofascisti, neonazisti e apertamente antisemiti, con esaltazione di autori di stragi suprematiste. Tra questi, anche Brenton Tarrant, responsabile dell'attacco di Christchurch del 2019 e riferimenti a Stephan Balliet, autore dell'attentato del 2019 ad Halle, in Germania. Tra gli elementi portati alla luce dagli inquirenti figura anche la "white jihad", una miscela ideologica tra simboli e propaganda dell'estrema destra radicale e richiami al terrorismo jihadista, accomunati dall'antisemitismo.