Chiedono scusa, tirano fuori il portafogli e spariscono. Si chiude così - almeno per ora - il primo capitolo della battaglia legale di Cristina Seymandi contro gli hater che l'avevano presa di mira sui social dopo la separazione pubblica dall'imprenditore Massimo Segre nell'estate del 2023. Alcuni degli indagati hanno concordato un risarcimento danni fino a 5mila euro a testa; altri hanno preferito accettare il decreto penale di condanna. Seymandi ha annunciato che i proventi saranno devoluti in beneficenza per sostenere concretamente le donne vittime di violenza.

Il profilo degli hater: professionisti, mariti e padri esemplari

Il ritratto degli indagati smentisce l'immaginario del «leone da tastiera» marginale. Si tratta quasi esclusivamente di uomini italiani con un livello di istruzione medio-alto: diplomati, laureati e professionisti. Tra loro figurano insegnanti, poliziotti, piccoli imprenditori e commercianti distribuiti su tutto il territorio nazionale. Sui social presentano una faccia pubblica rassicurante, celebrando la famiglia e i figli, per poi abbandonarsi a insulti sessisti estremi protetti dallo schermo di un computer.

Dal sindacalista al vicepresidente della Croce Rossa