Il frazionamento a 6 cilindri è da sempre uno dei più utilizzati nell'industria dell'auto e Audi lo utilizza da oltre un secolo, per sfruttare le sue qualità intrinseche: reattività fin dai regimi più bassi, erogazione generosa della coppia, facilità nel frequentare la zona rossa del contagiri e dimensioni compatte. In oltre cento anni di storia i 6 cilindri Audi hanno spaziato dall’alimentazione benzina al Diesel, dalla sovralimentazione mediante compressore volumetrico all’utilizzo di due turbine, dalla trazione posteriore a quella anteriore o integrale sempre nel segno del piacere di guida, dell’efficienza e delle prestazioni. Oggi, lo stato dell'arte di questo frazionamento è rappresentato dall'architettura V6, una famiglia di propulsori caratterizzata da diversi livelli di elettrificazione e potenze da 299 a 639 CV.
I 6 CILINDRI IN LINEA DEGLI ANNI VENTI E TRENTA
La Typ M (1924–1927) è stata la prima Audi a 6 cilindri della storia. Il propulsore, collocato anteriormente, era caratterizzato dalla disposizione in linea dei cilindri, dalla costruzione in lega leggera con singolo albero a camme in testa – entrambe soluzioni pionieristiche per l’epoca – e da una cilindrata di 4,7 litri in grado di erogare 70 CV. L'Audi Front UW 225 (1934–1938) era un’auto in anticipo sui tempi di oltre trent’anni. Il 6 cilindri in linea di 2,3 litri lavorava in abbinamento alla trazione anteriore. Una soluzione avveniristica per l’epoca e che costituiva un unicum a livello europeo: all’eccellente stabilità e alla favorevole distribuzione dei pesi si accompagnava un comportamento stradale nettamente più moderno rispetto alle rivali a trazione posteriore.






