Raid violentissimi, infanticidi, annientamento dei leader: è la tragica testimonianza di una lotta intestina tra scimpanzè. Un gruppo prima coeso si è disintegrato e i motivi sono ancora da definire con certezza: le dimensioni insolitamente grandi della “tribù” originaria, la competizione per il cibo e la riproduzione, i cambiamenti nella leadership o, ancora, un’ondata di malattie.
Testimoniata in un lavoro sulla rivista “Science”, la sanguinosa guerra tra i nostri parenti più prossimi è venuta alla luce grazie a 30 anni di osservazioni sul campo degli scimpanzé di Ngogo, nel Parco Nazionale di Kibale, in Uganda: al centro una popolazione protagonista della serie di documentari di Netflix "Chimp Empire".
Lo studio è stato coordinato da un team di antropologi dell’Università del Texas ad Austin, ma ha coinvolto molti esperti da varie istituzioni, a cominciare da quelli ugandesi.
Il crollo di un gruppo di scimpanzé è molto raro e, infatti, la comunità in questione è rimasta unita per i primi 20 anni della ricerca. I singoli scimpanzé si spostavano tra sottogruppi flessibili e mantenevano legami sociali all'interno della comunità. Nel 2015, tuttavia, il team ha osservato i primi segni di polarizzazione, con i sottogruppi occidentale e centrale che si evitavano a vicenda. Via via in modo sempre più evidente. Questo cambiamento ha coinciso con una modifica della gerarchia di dominanza maschile ed è avvenuto un anno dopo la morte di diversi maschi adulti, che, si suppone, avevano svolto la funzione di “ponte” per tenere unita la comunità.






