Prince emozionato, commosso, titubante, con gli occhi lucidi, che annuncia e inizia a cantare Purple Rain. Prince oltraggioso e sfrontato che canta in reggicalze e intimo. Prince che balla e canta in camicia e papillon, in bianco e nero, in una cornice anni Trenta, in Girls And Boys. Prince che balla in pantaloni attillati e a torso nudo in Kiss. Prince che duetta e flirta con Sheena Easton in U Got The Look. Prince vestito e truccato a metà, tra Batman e Joker, che si cimenta in Batdance. E potremmo andare avanti all’infinito. Ognuno di noi probabilmente ha un “suo” Prince, un momento, un’immagine con cui lo identifica. Non può essere altrimenti perché Prince Rogers Nelson, nato a Minneapolis il 7 giugno del 1958 e scomparso il 21 aprile del 2016, 10 anni fa, è stato tutto, è stato un caleidoscopio. È stato il funky, il rock, il soul, l’r’n’b, la psichedelia. È stato il colore viola, il pesca, il lampone di quel Raspberry Beret, l’oro, il nero di quel Black Album registrato e poi mai fatto uscire. Prince è stato Sly And The Family Stone che incontra Jimi Hendrix. Ma è stato anche l’artista che ha rinnegato il suo nome, in un modo orgoglioso di opporsi al mondo della discografia. Per combattere un mondo dove si sentiva prigioniero e schiavo iniziò a pubblicare i suoi lavori con altri nomi: The Artist, TAFKAP ("The Artist Formerly Known As Prince", l’arista precedentemente conosciuto come Prince), con un simbolo, un incrocio tra quelli del maschile e del femminile, il "Love Symbol”. Unico anche nella protesta. Per tutti è sempre stato il Genio di Minneapolis. Un artista irripetibile.Quel musicista che suonava tutti gli strumentiEra figlio di musicisti, Prince Rogers Nelson. Il padre, John Lewis Nelson, era un batterista, e suonava in un trio jazz chiamato Prince Rogers Trio, da cui viene il nome dell’artista. La madre, Mattie Della, era una cantante jazz. Prince ha respirato musica fin da piccolo, tanto da scrivere la sua prima canzone a sette anni. Ma, soprattutto, da diventare un polistrumentista. Per tutti i primi album, (For You, Prince, Dirty Mind, Controversy, 1999), Prince suona tutti gli strumenti, ed è anche il produttore. La sua band, i Revolution, viene formata all’inizio per portare la sua musica dal vivo. Da Purple Rain, l’album della sua consacrazione definitiva, del 1984, diventeranno parte integrante delle registrazioni dei dischi. Proprio per la sua maestria nel maneggiare tutti gli strumenti, Prince viene accostato a Stevie Wonder.La black music esce dai propri confiniMa Prince è molto di più. È un velo caleidoscopio musicale, è l’artista che forse più di ogni altro ha portato la black music oltre i suoi confini, unendo mondi che allora, soprattutto in America, sembravano distanti. Prince ha unito la musica di artisti come James Brown e Frank Zappa, gli Earth Wind And Fire e Jimi Hendrix, Sly And The Family Stone e i Beatles. Ma la sua musica non somiglia a niente di già ascoltato. Le sue produzioni sono qualcosa di unico: spesso bastano poche note, o un beat, per capire che ci troviamo in una produzione di Prince. Pensate, ad esempio, a quei suoni di batteria secchi e riverberati (ascoltate l’inizio di When Doves Cry). Ernesto Assante scriveva di lui. “Prince produce, canta, scrive e suona una musica che pur restando profondamente legata alla tradizione nera ha fatto propri elementi del rock, del funk, del pop, in una miscela urbana, elettrica, nervosa e che, sottilmente, ribadisce costantemente la sua natura nera”. Un modo per dire che, a un certo punto degli anni Ottanta, Prince è arrivato a tutti senza perdere le proprie radici.Purple Rain, il mondo diventa violaIl momento in cui Prince è arrivato a tutti si può fissare con l’uscita di Purple Rain, del 1984. Un album, un film, una canzone immortale immersi nel colore viola. Un progetto ambizioso per allargare il suo pubblico, registrato in gran parte dal vivo, in un locale di Minneapolis, un disco pieno di chitarre rock, ma che allo stesso tempo è la quintessenza di Prince e del suo funk, che parla di amore, sesso, ma anche dei suoi genitori e del loro divorzio (When Doves Cry). Da qui inizia una luna di miele con il pubblico e con la critica, con Prince che per anni sfornerà un disco più bello dell’altro. Ma spiazzando continuamente. Il successivo Around The World In A Day (1985), quello di Raspberry Beret e Pop Life, è considerato il suo album psichedelico e beatlesiano e ha influenze orientali. Parade (1986) nasce ancora come colonna sonora per un film, Under The Cherry Moon, che stavolta non sarà un successo. Ma l’album lo è, con quel pezzo, un funk trascinante cantato in falsetto, entrato all’ultimo momento nella tracklist: si chiama Kiss, e diventerà il brano simbolo di Prince.Sign O’ The Times: il capolavoroArrivato sul tetto del mondo, Prince continua a salire, alza ancora la posta. È Sign O’ The Times (1987): un album doppio, ambizioso, variegato. Non ci sono più i Revolution, sciolti dopo Parade, e Prince ritorna a suonare tutti gli strumenti: la chitarra, il basso e la rivoluzionaria drum machine Linn LM-1, la prima a fare uso di suoni campionati digitalmente. Se Around The World In A Day è stato definito il Sgt. Pepper di Prince, Sign O’ The Times è il suo White Album per la ricchezza e l’eclettismo della musica. Nasce da due progetti diversi: Dream Factory, che doveva essere l’album dei Revolution prima del loro scioglimento, e Camille, in cui Prince raccontava una storia dal punto di vista di un alter ego femminile. Fusi insieme, diventano un nuovo lavoro. L’inizio è ancora una volta spiazzante. Su uno scarno beat elettronico, che sembra il battito di un cuore, Prince canta queste parole. “In Francia un uomo magrissimo è morto di una grande malattia dal piccolo nome”. È l’inizio della title track. Il riferimento è all’AIDS, ed è l’inizio di un testo cupo che fa i conti con la violenza e con la morte. “È stupido, no? Che ogni volta quando un razzo esplode e tutti vogliono ancora volare. Qualcuno dice che un uomo non è felice finché non muore del tutto”. Ma il disco continua senza soste. Play In The Sunshine è trascinante e ha un assolo degno di Hendrix, ci sono il potente funk alla James Brown di Housequake e la psichedelica I Could Never Take The Place Of Your Man. Nella strepitosa U Got The Look Prince racconta “il sogno che tutti sogniamo, ragazzo contro ragazza nelle world series dell’amore” e duetta con Sheena Easton. If I Was Your Girlfriend è sexy e tenerissima, sostenuta da un basso slappato. E Slow Love è puro soul. In occasione del suo disco più famoso, Prince abbandona il viola che aveva rappresentato il suo grande successo Purple Rain e colora tutto il suo mondo di pesca, chiedendo al pubblico dei suoi concerti di vestire in quella tinta, o di nero.Lovesexy, Batman, Diamonds And PearlsDopo Sign O’ The Times Prince collezionerà altri successi. Il primo è Lovesexy (1987), che uscirà in sostituzione dell’annunciato Black Album (di cui vi racconteremo tra poco). Prince considerava Lovesexy un’opera unica e che, nelle prime versioni su LP e CD, scorre senza pause tra un brano e l’altro (è l’album di Alphabet St., Glam Slam, I Wish You Heaven) Ci saranno Batman, la colonna sonora del film di Tim Burton (ricordato per Batdance e Partyman, ma con perle come The Arms Of Orion e Scandalous!), Graffiti Bridge, Diamond And Pearls, dove il funk, e l’R&B si mescolano all'hip hop e all’elettronica, con hit come Get Off, Cream, Money Don’t Matter 2Night, e Love Symbol, quello di Sexy MF.Il misterioso caso del Black AlbumPian piano però qualcosa si rompe tra Prince e lo show business. L’artista inizierà a sentirsi prigioniero della discografia e delle sue regole, troppo limitanti per una personalità immensa come la sua. Comincerà a definirsi “Slave”, schiavo, scrivendolo sul volto, a rinnegare il suo nome (Prince oramai era un marchio in mano ai discografici) a farsi chiamare con un simbolo, che univa quello del genere maschile e femminile, o The Artist, o TAFKAP. Proverà a cambiare le regole della discografia, a tirarsi fuori. Tutto, in fondo, era iniziato con quel famoso Black Album. Doveva uscire nel 1987, proprio dopo Sign O’The Times, con una copertina completamente nera, senza alcun titolo o riferimento a Prince. Doveva essere una risposta alle critiche per essersi avvicinato troppo alla musica pop, e costituire un ritorno alle sue origini, alla musica black. Una settimana prima dell’uscita, Prince decide di ritirare l’album e di mandare tutte le copie al macero. Se ne salvano soltanto 100 (sono le copie promozionali distribuite in Europa e poche in USA) che arriveranno a valere cifre astronomiche. Non si sa il perché di questa decisione. Forse Prince era convinto che fosse un album portatore di oscuri presagi, o che i contenuti fossero troppo legati all’erotismo mentre stava sperimentando una crisi mistica o che, ancora, avesse avuto una brutta esperienza con l’ecstasy. Ma è più probabile che, semplicemente, non fosse contento del risultato finale. L’album sarebbe uscito poi nel 1994, proprio quando Prince cominciava a dissociarsi dal suo nome e a staccarsi dalla sua casa discografica. Negli anni Duemila avrebbe più volte provato a lanciare i suoi dischi in modo insolito. Distribuendo il suo album su cd gratuitamente ai concerti (Musicology) legando l’acquisto del disco a una lotteria per un concerto privato (3121), o allegandolo all’edizione domenicale del giornale inglese The Mail, The Mail On Sunday (Planet Earth).Prince, l’uomo che amava le donneDI Prince si ricorda anche molto il suo rapporto tra le donne, belle e quasi sempre anche talentuose, di cui il Genio di Minneapolis è stato spesso amante e pigmalione. Si tratta di decine di artiste lanciate, e molte di loro anche amate. Le donne sono state nella vita, e nell’arte, di Prince, importantissime: colleghe, muse, amiche, amanti. Ricordiamo Sheena Eston e Sheila E., Vanity, Apollonia, Jill Jones, E ancora Susanna Hoffs delle Bangles (a cui regala il primo successo, Manic Monday), Madonna, con cui ebbe un breve flirt, e Mayte Garcia, che diventerà sua moglie. Ricordiamo Wendy e Lisa, prima musiciste con i Revolution, e poi cantanti in coppia. Il sodalizio qui è solo artistico: Prince ebbe una relazione con la sorella di Lisa Melvoin, Susannah, cosa che probabilmente portò alla fine dei Revolution. A proposito di sodalizi artistici, ricordiamo la meravigliosa Nothing Compares 2U, scritta da Prince e cantata da Sinead O'Connor.Quei testi scomodi e il Parental AdvisoryOltre che un grande artista, Prince è sempre stato un grande provocatore, riuscendo a scardinare un certo puritanesimo americano. Da quando si esibiva in intimo e reggicalze sotto uno spolverino (per cui fu fischiato, a Los Angeles, mentre apriva per i Rolling Stones), alla copertina di Lovesexy, in cui appariva nudo, fotografato da Jean Baptiste Mondino, che fece prendere la decisione alle catene dei negozi di dischi americane di ricoprire la copertina con una busta nera (rendendo l’album, di fatto, simile a quel Black Album di cui aveva preso il posto), fino all’orgiastica esibizione di Get Off agli MTV American Music Awards nei primi anni Novanta, una della sue performance più memorabili. Per non parlare, poi, dei testi espliciti delle sue canzoni. Su tutte, ricordiamo Darling Nikki, da Purple Rain. Prince canta di una ragazza conosciuta in un hotel mentre “si masturbava guardando delle riviste”. Il testo è così forte che è stato la causa della nascita dell'adesivo Parental Advisory sulle copertine dei dischi che contengono brani dai contenuti espliciti, voluto da Tipper Gore e dal Parents Music Resource Center.Una sensualità diversaPrince era minuto, minuscolo, aveva un fisico nervoso, a volte ostentato ed esibito, come nella prima parte della sua carriera, quando si presentava sul palco a torso nudo, a volte coperto, come con la camicia accollata con gli sbuffi sfoggiata in Purple Rain. Prince era i suoi capelli ricci, ribelli come quelli di Jimi Hendrix, quei baffi radi a incorniciare le labbra, lo sguardo ora ammiccante, ora dolce, il sorriso complice e suadente. Prince, nei scintillanti anni Ottanta dove nascevano sex symbol ogni 24 ore, è stato anche un esempio di una sensualità e di una bellezza diverse. Uniche, come il suo modo di scrivere, suonare e di stare sul palco. La musica va avanti, ma un altro Prince Rogers Nelson non ci sarà più.
Da dieci anni siamo senza Prince ed ecco perché non ci sarà mai un altro artista come lui
Prince Rogers Nelson, nato a Minneapolis il 7 giugno del 1958 e scomparso il 21 aprile del 2016 è stato un caleidoscopio musicale. È stato il funky, il rock, il soul, l’r’n’b, la psichedelia









