Dieci anni fa, il 21 aprile 2016, moriva Prince: soprannominato ‘folletto di Minneapolis’, fu un’icona pop. Cantante funk e hip hop, cantautore, chitarrista, polistrumentista e produttore discografico. Una delle maggiori figure della scena musicale americana degli anni Ottanta e Novanta. La rivista Rolling Stone lo classifica al 27° posto tra i migliori musicisti e al 33° tra i migliori chitarristi di sempre.
Prince Rogers Nelson nacque a Minneapolis il 7 giugno 1958 in una famiglia afroamericana originaria della Louisiana. Un figlio d’arte: il padre era pianista e compositore, la madre cantante jazz. Fu battezzato con il nome d’arte del padre che suonava nel gruppo jazz Prince Rogers Trio.
A Minneapolis, la metropoli più popolosa (3 milioni di abitanti) del Minnesota - salita alle cronache in questi mesi per la rivolta contro Trump e la violenza dell’Ice (corpo speciale anti immigrati), a cui un’altra icone del rock, Bruce Springsteen, ha dedicato la canzone ‘Streets of Minneapolis’ diventata l’inno del movimento No Kings – Prince mosse i primi passi della sua carriera musicale e raggiunse il successo nel 1985 con l'album ‘Around the World in a Day’, lo stesso anno in cui si aggiudicò l’Oscar per la migliore colonna sonora con ‘Purple Rain’, oltre a tre Grammy.









