In pochi gli aprivano la porta di casa. Domenica mattina presto, il Testimone di Geova alle prese con il giro di proselitismo per la congregazione di St. Louis Park, Minneapolis. Una signora di mezza età fissa l’uomo che ha suonato al campanello, porgendole l’opuscolo della ‘Torre di Guardia’. “Le hanno mai detto che lei somiglia molto a Prince?”, azzarda la donna. “Molto spesso”, risponde lui. “E qual è il suo nome, figliolo?”. “Rogers Nelson”. Non è più, ormai, il peccatore con una chitarra elettrica in mano.
Nelle rare interviste che concede, The Artist Formerly Known As Prince tenta di convincere pure i giornalisti a seguirlo sul sentiero della purificazione. Porge biglietti da visita: “Quando ti sentirai pronto per la Parola di Dio chiamami a questo numero, a qualsiasi ora del giorno e della notte”. L’Onnipotente, ne era certo, gli aveva chiesto espiazione attraverso il più lacerante castigo: la nascita di un figlio deforme, frutto delle nozze con la ballerina Mayte Garcia. Il piccolo, affetto dalla rarissima Sindrome di Pfeiffer tipo 2, era venuto al mondo con gli occhi fuori dalle orbite, le ossa del cranio disposte in modo da farlo apparire un mostriciattolo. Nessun intervento avrebbe potuto porre rimedio a una simile infermità, il neonato era comunque condannato.









