Il 21 aprile avrebbe compiuto cent’anni ed il suo regno la ricorda all’insegna di uno dei suoi motti più famosi: “Devi essere visto per essere creduto”.

Elisabetta II è stata una icona di stile mai tramontato e per raccontare il suo percorso lungo quasi un secolo, Buckingham Palace ha realizzato una mostra di abiti, accessori e gioielli che disegnano la traiettoria di moda e di esercizio del potere che l’hanno resa eterna. Dal vestitino del battesimo alla divisa militare indossata durante la Seconda Guerra Mondiale, anche quando era la Regina Madre a fare le scelte stilistiche per la futura sovrana, tutto era già studiato nel dettaglio per essere destinato a rimanere impresso nell’immaginario collettivo, per sempre.

Ogni dettaglio, dalla foggia dei tessuti, al colore, ai modelli, era pieno di significati simbolici atti ad affermare la “diplomazia della moda” di una sovrana che voleva esercitare il suo potere. Quando Elisabetta II, ormai adulta, ha iniziato a dire la sua, la risposta alle proposte degli stilisti era messa per iscritto con osservazioni puntuali nelle quali il suo intervento sui bozzetti non poteva essere discusso. Alla base di ogni scelta c’era sempre la ferma volontà di privilegiare l’artigianato e la manifattura britannici, indipendentemente dalle velleità modaiole del tempo che arrivavano, ad esempio, da Parigi. Stilisti internazionali come Miuccia Prada e Alessandro Michele, poi, hanno preso ispirazione dai suoi tartan e dai suoi completi, ma lei non ha mai derogato alla volontà incrollabile di indossare solo tessuti e outfit creati per promuovere il suo Paese. Unica eccezione: Jeanne Lanvin. La stilista francese vicina al movimento dell’Avant Guard artistica, era molto popolare anche in Inghilterra e quando Elisabetta era ancora piccola, era lei la designer prediletta di suo padre Giorgio VI che era un suo assiduo cliente sin dagli anni ’30 e per questo l’aveva scelta per vestire Elisabetta e Margaret ancora bambine.