«Nessun pasticcio, la norma è di assoluto buon senso. Stiamo raccogliendo alcuni rilievi tecnici del Quirinale e degli avvocati, e trasformeremo quei rilievi in un provvedimento ad hoc perché non c’erano margini di tempo sulla conversione del decreto per correggere la norma». Giorgia Meloni, appena arrivata al Salone del Mobile di Milano, spiega ai cronisti in un punto stampa che un nuovo decreto soppressivo del precedente rimedierà alle osservazioni piovute sul Dl Sicurezza che ha portato all’inserimento della novità che prevede un rimborso di 615 euro all’avvocato all’esito del rimpatrio volontario del migrante, erogato dal Consiglio nazionale forense.
Scartata la strada di un emendamento correttivo
La novità, subito contestata dallo stesso Cnf, dall’Associazione nazionale magistrati e dalle opposizioni, era finita ieri nel mirino del Colle (si veda Il Sole 24 Ore di oggi in edicola) e aveva costretto il sottosegretario Alfredo Mantovano a salire al Quirinale per un confronto con il presidente Sergio Mattarella. La premier chiarisce la strada imboccata dal Governo: non quella di un emendamento che avrebbe reso obbligatoria una terza lettura al Senato e a cui il centrosinistra si sarebbe potuto appigliare per mettere a rischio l’approvazione del decreto, che scade il 25 aprile, ma un nuovo provvedimento dopo un via libera del primo, a questo punto soltanto formale.












