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21 APRILE 2026
Ultimo aggiornamento: 13:01
Su Israele rischia di spaccarsi di nuovo l’Ue. Perché al Consiglio Affari Esteri in corso in Lussemburgo si stanno già delineando due fazioni rispetto alla decisione di interrompere l’accordo di associazione tra Unione europea e Israele: quella dei favorevoli, guidata dalla Spagna del socialista Pedro Sanchez, e quella di chi, pur criticando l’aggressività bellicista dello ‘Stato ebraico’ in Iran, Libano e Palestina, non manifesta la volontà di inviare un primo, concreto messaggio di condanna in nome dell’Europa. In questo secondo gruppo, nonostante la decisione di sospendere il rinnovo automatico dell’accordo di difesa con Israele, secondo indiscrezioni c’è anche l’Italia, insieme a Germania, Austria, Repubblica Ceca, Bulgaria, Slovacchia, Ungheria, mentre la Grecia mantiene una posizione ambigua.
Il tema era già stato portato all’attenzione dei capi di Stato e di governo un anno fa, quando la medesima proposta dei Paesi Bassi aveva ricevuto il via libera di 17 Paesi su 27. Per far sì che venga attuata, però, è necessaria l’unanimità e in quell’occasione a opporsi furono, tra gli altri, anche Roma e Berlino. Posizioni quindi immutate, sicuramente per quanto riguarda la Germania che ha già annunciato di ritenere “inappropriato” un eventuale stop: “Consideriamo” la sospensione dell’accordo Ue-Israele “inappropriata”, ha detto il ministro degli Esteri tedesco, Johann Wadephul. “Tuttavia, è necessario discutere le questioni cruciali con Israele. Abbiamo espresso la nostra critica alla reintroduzione della pena di morte, abbiamo una posizione molto chiara sulla violenza dei coloni, mi aspetto che il governo israeliano la affronti in modo più chiaro e fermo. La nostra posizione è chiara anche sul rispetto del diritto internazionale. Non ci dev’essere alcuna annessione in Cisgiordania“.














