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24 GIUGNO 2025

Ultimo aggiornamento: 14:36

“La nostra posizione è diversa da quella della Spagna. Crediamo fondamentale il dialogo con Israele. Grazie al dialogo siamo il Paese che ha accolto maggior numero di palestinesi di Gaza per potersi curare (quasi mille) e insieme ad Egitto e Qatar/Oman. Siamo gli unici riusciti a fare entrare un convoglio delle Nazioni Unite e non solo i convogli dei privati. Questo significa: con dialogo aperto si ottengono risultati. Le scelte velleitarie non servono a nulla – dobbiamo preoccuparci della situazione umanitaria e il dialogo è fondamentale per i risultati positivi.” Così si è espresso il ministro degli Affari esteri, Antonio Tajani, il 23 giugno, prima del Consiglio degli affari europei.

In queste dichiarazioni c’è l’essenza della linea politica italiana ed europea degli ultimi 30 anni, a prescindere dal colore dei governi. Ovvero ritenere che una qualunque forma di misura restrittiva come la sospensione totale o parziale dell’Accordo di Associazione Ue-Israele possa determinare automaticamente l’azzeramento del dialogo. E che pertanto sia più conveniente preferire un approccio diplomatico soft – come si conviene con gli alleati – basato su dichiarazioni congiunte nelle quali si finisce per esprimere preoccupazione e poco altro.