«Oggi, ancora più di ieri, ho fiducia e credo nella magistratura. Non ho sassolini da togliermi verso nessuno, non ho da attaccare magistrati. Prendo atto che sono innocente e che non ho fatto nulla che potesse configurare un reato. Mi resta un percorso lungo, doloroso, che ho affrontato con le persone che mi sono rimaste vicino e che ho fatto tesoro di quest’esperienza per la mia vita che ricomincia oggi sempre nel ruolo di comunicatore».
Luca Pasquaretta, qualcuno potrebbe obiettare sulla sua definizione di innocenza: non è peculato secondo la Cassazione perché la Fondazione per il libro sarebbe un ente di diritto privato, ma per la procura lei non ha lavorato intascando 5000 euro con una consulenza mai svolta. Come la mettiamo?
«Che non è peculato ma nemmeno appropriazione indebita perché io in quei giorni al Salone ho lavorato. Ho dato tanto insieme ad Appendino perché non finisse a Milano. Non ho rubato nulla. Ho offerto il mio contributo».
Pasquaretta, la procura generale insiste e chiede tre anni per l’ex portavoce di Appendino
Cosa le resta di questi anni trascorsi affrontando ipotesi di accusa molto gravi? Le ricordo che lei fu indagato anche per estorsione ad Appendino.






