Le aziende di intelligenza artificiale hanno iniziato ad acquistare i grandi archivi di dati delle aziende e startup in fallimento per affinare l’addestramento dei rispettivi agenti. E per “dati” si intendono mail, operatività su Slack o Jira, gestione dei progetti: tutto quel movimento di informazioni che fa parte del quotidiano di ogni attività aziendale. Come spiega Forbes, l’obiettivo per gli acquirenti è di migliorare le “palestre” dedicate all’apprendimento per rinforzo. In pratica si parla di una tecnica di machine learning dove l’agente AI impara a prendere decisioni ottimali interagendo con un ambiente, ricevendo ricompense o penalità in base alle sue azioni. Allestendo quindi una palestra sulla base degli interscambi reali avvenuti in vecchie imprese, si permette di andare oltre le vecchie simulazioni teoriche. Ma se le aziende AI e chi si è inventato il mercato brindano, d’altra parte alcuni iniziano a domandarsi se vi sia qualche implicazione sulla privacy degli ex-dipendenti e soprattutto sulla proprietà dei dati.

Le aziende che hanno iniziato a vendere dati altrui

Una delle prime startup a fiutare il business della compravendita dei dati defunti è Fleet. Nata nel 2019 con l’idea di offrire ambienti simulati di rinforzo basati su dati reali, è passata in pochi mesi da 1 milione a 60 milioni di dollari di ricavi. Si stima che il suo prossimo round di finanziamento possa sfiorare i 50 milioni, consentono una valutazione finale di 750 milioni di dollari, secondo The Information. Lo stesso fa Roots, che di fatto simula una holding dove gli agenti AI possono esercitarsi in attività finanziarie.