Che la pasta, vessillo della cucina italiana, sia sugli scaffali della grande distribuzione non è certo una novità. A destare attenzione è invece il proliferare della pasta proteica, referenza del settore che negli ultimi tempi ha preso sempre più spazio nei supermercati. Diversi marchi commerciali hanno introdotto questa tipologia di pasta, affiancandola ai pacchi che siamo soliti vedere e conosciamo. Grafica simile per evidenziare la riconoscibilità dei brand, packaging alternativi per sottolineare la peculiarità. Protein+ per Barilla, Strapasta per Pasta Garofalo, High Protein per De Cecco, Pasta con lupini per La Molisana e Pastasole per Sgambaro, questi i nomi delle paste proteiche maggiormente presenti in Gdo.
Al di là dei nomi scelti dalle singole aziende, ad accomunarle è un dichiarato apporto proteico maggiorato. Semola di grano duro e acqua sono gli ingredienti della pasta, a valere la caratteristica di “proteica” è l’aggiunta di altrri ingredienti capaci di apportare appunto proteine alternative e aggiuntive rispetto al glutine. Nello specifico, ogni azienda produttrice di pasta impiega aggiunte diverse, che spaziano dal germe disoleato di grano duro alla farina di lupini, passando per la farina di semi di girasole, farina di piselli o ancora lenticchie, fave e glutine di frumento. In ogni caso, tutti ingredienti di origine vegetale che apportano proteine non da fonti animali.








