Insomma, annulliamo la versione epica delle barche a vela che si muovono per rompere l’embargo israeliano a Gaza, incoraggiate dall’entusiasmo mondiale della gauche: «Sono Davide contro Golia». Immagini di repertorio: lo sciopero generale indetto dalla Cgil, le piazze piene del risentimento ProPal, le dirette in mare aperto dei «valorosi» parlamentari del campo largo: «Mayday, Mayday, gli israeliani ci stanno per raggiungere». Torniamo al format originario: amori incrociati, flirt di bordo, piccoli drammi sentimentali, con qualche intemperanza da «maschio alfa» incurante del copione drammatico. Il velo viene impietosamente squarciato da un reportage del New York Post: la «Flotilla della libertà» di Greta Thunberg, partita domenica da Barcellona per un altro viaggio anti-Israele verso Gaza, è stata scossa da uno scandalo a luci rosse. In pratica, uno dei suoi leader «woke» è stato accusato di «comportamento sessuale scorretto» a danno di almeno tre volontarie.

La denuncia, arrivata dal gruppo palestinese Heart of Falastin, non lascia spazio alla dissolvenza: «Farlo sulla barca, mentre si è diretti verso una nazione che sta subendo un genocidio, con volontari che sono sotto la tua autorità... è una chiara violazione etica e di potere».