«Dopo gli attacchi illegali di Stati Uniti e Israele bisogna stare attentissimi a non lasciarsi coinvolgere in interventi che non siano diplomatici».

Giuseppe Conte non nasconde la preoccupazione per le conseguenze politiche ed economiche prodotte dal blocco dello Stretto di Hormuz. Eppure, parlando al Messaggero, rimarca la necessità di non farsi trascinare in azioni che non siano volte a trovare un accordo che garantisca la de-escalation e lo spegnimento di un incendio che sta producendo instabilità e insicurezza non solo nello scenario mediorientale ma in tutto il mondo.

A Palazzo Chigi sono ore di contatti frenetici con le altre cancellerie europee per provare a trovare una quadra. Lo scenario più concreto, al momento, passa per un allargamento del perimetro della missione Aspides, l'operazione navale dell'Ue nel mar Rosso di cui l'Italia è capofila, con il possibile coinvolgimento di Paesi terzi. Una strada comunque in salita visto che questo riassetto richiederebbe il voto unanime del Consiglio Affari esteri Ue. Nelle opposizioni i dubbi e le perplessità permangono.

Dopo Elly Schlein, che ha chiesto come condizione per l'impiego di navi italiane «la pace» e «un mandato multilaterale chiaro», è Giuseppe Conte a fissare i propri paletti (altrettanto netti): «A mio avviso un eventuale intervento coordinato può essere preso in considerazione, proprio perché volto a ripristinare il diritto internazionale, soltanto sotto l'egida delle Nazioni Unite e nella cornice di una risoluzione del suo Consiglio di sicurezza». Consiglio che, al proprio interno, si ricorderà, prevede la presenza permanente degli Usa, ma anche di Russia e Cina. Di una cosa si dice convinto l'ex presidente del Consiglio: «Il contributo della comunità internazionale deve necessariamente orientarsi al ripristino e al rispetto del diritto internazionale, alla salvaguardia dei civili e alla riattivazione di snodi essenziali per garantire approvvigionamenti strategici, energetici e non solo». Anche per il leader pentastellato, così come per la segretaria dem, il primo obiettivo su cui lavorare resta il cessate il fuoco e la pace: «Abbiamo più volte detto al governo e alla premier Giorgia Meloni che il ruolo dell'Italia deve essere quello di perorare nelle sedi internazionali l'apertura di un dialogo stabile finalizzato ad un cessate il fuoco duraturo e alla conseguente definizione di un trattato di pace».