Fare l'esegesi delle parole di Gasperini sabato sera non è il caso. Un paio di cose però sembrano chiare: 1) La riconciliazione con Ranieri non è possibile 2) Benchè i Friedkin gli abbiano ribadito più volte la fiducia, il tecnico prende tempo. Lo fa parlando al passato dell'esperienza romanista (come fosse vicina a concludersi) e rimandando a fine stagione ogni discorso. Il motivo è semplice. In questo mese vuole capire se quella stima ribadita a voce anche dall'uomo di fiducia della proprietà Usa nel post-gara dell'altra sera - nonostante la Champions sia sempre più lontana - avrà riscontro nei fatti. E qui inizia la vera partita che Gasperini ha deciso di giocarsi non dimenticando mai l'esperienza interista: «Dovevo entrare forte, senza compromessi, o spacchi o vieni spaccato». Questa è la stella polare che lo ha portato nei colloqui con la proprietà ad essere quantomai chiaro.

Così ad oggi Gian Piero, per restare, ha posto delle condizioni. La prima: non intende avere più rapporti lavorativi con Ranieri e chiede di confrontarsi con un nuovo direttore sportivo. La seconda: vuole un nuovo staff medico e tecnico (ad oggi in parte composto da uomini di Claudio ai quali è stato rinnovato il contratto ad inizio anno). La terza: vuole assumere, al di là di chi sarà l'eventuale nuovo ds, un ruolo forte, da manager. Per farla ancora più semplice: vuole decidere in prima persona. Un discorso lineare, senza fronzoli, ribadito nella call della scorsa settimana ai Friedkin. La palla ora è alla società: quello che doveva dire lo ha detto. Un aut-aut, quindi, non solo nella composizione della nuova Roma a livello strutturale ma che cambierebbe anche le dinamiche future sul mercato.