Budapest - “L’Ungheria del futuro è un paese in cui tutti si sentono al sicuro, non importa chi amino o come lo facciano”. La comunità lgbtqia+ in Ungheria ascolta con attenzione queste parole, che arrivano alla fine della nostra storia. Ovvero dal palco del 12 aprile di Budapest. Peter Magyar, il candidato dell’opposizione, ha appena vinto le elezioni. Il premier Viktor Orbán ha rovinosamente perso. Per gli attivisti della comunità lgbtqia+ locale si apre una fase di speranza, ma non di certezze. I primi passi sono quelli giusti. Ma per porre fine a un incubo che è durato 16 anni, serviranno azioni concrete.“Tutti, ma non Orbán”Incontriamo Eszter (nome di fantasia) una mattina ventosa in una caffetteria sulle sponde del Danubio a Budapest. Ventotto anni, attivista lgbtqia+ e componente di un’ong per la difesa dei diritti delle minoranze, viene da un villaggio fuori dalla capitale. “Dell’Ungheria prima di Viktor Orbán ho pochi ricordi. Devi considerare che quando lui è arrivato, io avevo poco più di 12 anni. Quello che ti posso dire è che io e miei amici diciamo per queste elezioni ora o mai più. Tantissime persone mi hanno detto che se andranno, se Orbán viene rieletto”.Quando la incontriamo, nel centro della capitale ungherese, mancano tre giorni all’elezione più importante della sua vita: Viktor Orbán contro Peter Magyar. Il sistema di potere che ha dominato l’Ungheria ininterrottamente dal 2010 a oggi contro un outsider, che però fino a due anni fa era in Fidesz, il partito di governo, è sposato con l’ex ministra della Giustizia di Orbán e predica valori di destra.“Siamo arrivati oltre la soglia di non sopportazione da tempo. Adesso io e tantissimi altri ungheresi pensiamo: “tutti, ma non Orbán”. Seriamente, andrebbe bene anche un cane come presidente, ma non lui”, dice Eszter.Essere gay nell’Ungheria di Orbán“L’Ungheria pre-Orbán era un paese moderatamente tollerante sulla questione coppie lgbtqia+: erano state approvate le unioni civili per coppie omosessuali, una legge contro la discriminazione. Non eravamo il paese più tollerante d’Europa, ma c’era un certo grado di accettazione sociale”, dice Tamas Dombos, attivista e direttore dell’organizzazione ungherese di supporto alla comunità lgbtqia+ Hatter Tarsasag. Sembra passato un secolo.Dal momento in cui è tornato al potere nel 2010 (dopo 4 anni di governo a cavallo fra il 1998 e il 2002), Orbán è passato da candidato liberale, eroe della lotta contro i sovietici, a conservatore religioso. Inoltre ha iniziato un’intensa campagna di propaganda, che ha incluso una ferrea censura sulle tematiche lgbtqia+, oltre all’abolizione di tutte le tutele messe in piedi fra il 2002 e il 2010. Questo ha portato Eszter a fare un coming out abbastanza tardivo. “Sapevo che c’era qualcosa di non convenzionale nel mio orientamento sessuale, ma ho fatto questo passo fra i 16 e i 17 anni. Per i primi anni dell’adolescenza credevo che essere lesbica volesse dire portare i capelli corti. Non c’era e non c’è nessuna rappresentazione di una famiglia diversa dalla “naturale”. Ho dovuto cercare queste cose su Google, e quello che ho trovato all’inizio non mi metteva comunque a mio agio”, racconta.Non c’è una stima ufficiale su quante siano le persone appartenenti alla comunità lgbtqia+ in Ungheria. Sicuramente i numeri strabilianti del Pride di Budapest dell’estate scorsa possono trarre in inganno. Ma, allo stesso tempo, nelle campagne ungheresi tante persone non vengono allo scoperto. “È diverso tenersi per mano con la tua compagna dentro e fuori dalla capitale. Non ho mai avuto grandi problemi, qui”, dice Eszter. E aggiunge: “Ma essere lesbica a Budapest è diverso. Inoltre, io vengo abbastanza tollerata, in quanto donna. A causa del sessismo, la maggioranza della gente pensa che due ragazze che si tengono la mano siano carine”.Non è la stessa cosa per David Bicskei, attivista ventunenne e fra gli organizzatori, l’anno scorso, del Pride a Pecs. “Mi è capitato, essendo anche rom, che la gente sputasse alle mie spalle, quando ero in strada. E la mia è una città tollerante”, racconta. Fra gli organizzatori del pride di Pecs c’è anche Géza Buzás-Hábel, sotto processo in Ungheria per la legge anti-pride approvata da Fidesz nel 2025. Il suo processo è ancora in sospeso, dal momento che la corte di Giustizia europea dovrà esprimersi sul tema fra un mese.Fidesz e la protezione dei bambiniSe i rischi per Eszter sono bassi, non vuol dire che siano inesistenti: “Una volta ero in metro, forse mi stavo tenendo per mano con la mia compagna. Si avvicina a noi un uomo con moglie e tantissimi bambini e mi dice che non posso farlo perché ci sono i suoi figli lì”.Usando la retorica della protezione dei bambini Fidesz ha approvato la repressione delle minoranze sessuali e della comunità lgbtqia+ in Ungheria. La più famosa è la legge anti-Pride, approvata la primavera scorsa, che punisce con multe salatissime o con il carcere qualsiasi tipo di “propaganda contraria ai valori della famiglia tradizionale fatta all’aperto”. La propaganda del partito è stata affossata da una serie di scandali sessuali e legati a maltrattamenti e violenza su minori che hanno lambito personalità vicine a Fidesz e che hanno contribuito ad alienare al partito una buona parte della sua base elettorale,. Voti andati o nel non-voto o verso Magyar, visto come una versione giovane e meno compromessa di Orbán dai suoi ex elettori.Tuttavia il partito di Magyar, Tisza, sui temi dei diritti civili è rimasta ambiguo durante la campagna, come spiega dietro la promessa di anonimato una persona vicina al sindaco di Budapest Gergerly Karascosny, che ha autorizzato il Pride nella capitale in apertura rottura con l'ex presidente. “Il Pride è stato un grande momento, di sicuro - rivela la fonte -. Ma Tisza, che era nato da poco come movimento, ha scelto di non schierarsi più di tanto. So per certo che molti dei suoi membri sono scesi in strada, ma sono rimasti in incognito”. Quando gli chiediamo il perché, precisa: “Magyar è l’unico tipo di opposizione in grado di catturare gli elettori di Fidesz, ma non poteva sbilanciarsi troppo in campagna elettorale. Su alcuni temi come l’aborto non credo avremo una grande discontinuità”.Dopo il voto: speranza, più che certezzeCome detto, il 12 aprile arriva la vittoria a valanga di Magyar. “Sono rimasta sorpresa da quanto tutto questo sia stato fluido”, dice Annamaria Karvalits, membro del partito liberale Momentum, il principale sfidante di Fidesz nel 2022. “Orbán ha subito accettato il risultato, senza creare polemiche. Tutto è stato così surreale, aspettavamo questo momento da più di un decennio”.La vittoria è un sollievo per gli attivisti. Secondo Dombos, Orbán ha commesso un grave errore. “La popolazione è più tollerante di quello che Orbán diceva rispetto al tema dei diritti lgbtqia+: il 50% degli ungheresi, secondo i sondaggi, supporta il matrimonio omosessuale; il 60% le adozioni”, dice. E ancora: “Il premier ha sopravvalutato quanto omofoba e transfobica potesse essere la società e lo ha pagato. È ironico che Fidesz abbia attaccato la frase del discorso sull’amare definendola posizionamento pro-lgbt: è molto vaga, a mio parere”.Non la pensa così David. “A parte il discorso, nella conferenza stampa il giorno dopo le elezioni, la prima cosa che ha detto Magyar è che lavorerà per il ripristino dei diritti umani. Sono davvero speranzoso. In queste settimane ho fatto campagna per lui fra gli amici e la famiglia, era troppo importante”. Stesso discorso per Eszter: “Sono felice di essere parte di questo cambiamento storico. Tutti in strada si abbracciavano, ballavano, erano felici. Sono sollevata che questa dittatura si sia chiusa e che l’Ungheria possa essere di nuovo un posto dove vale la pena vivere. Mi sento ottimista”.Quali sono le priorità“Il cambiamento della costituzione è fondamentale”, spiega Marc Losteanu, antropologo, giornalista e professore alla Central European University. E prosegue: “Quella che Orbán ha scritto è un concentrato di posizioni ideologiche e retrograde di Fidesz, non solo sui diritti civili”. Il mandato di Magyar, per molti osservatori, sarà “costituente”: meno scontri fra partiti, con lo scopo di riscrivere la costituzione in chiave liberale europea.“Adesso vanno abolite la legge anti-pride dell’anno scorso, le leggi sull’adozione e quelle che proibiscono di cambiare legalmente nome per le persone trans. Oltre al divieto dell’educazione sessuale nelle scuole per certe ong, per paura che parlassero di omosessualità”, dice Zsofia Fülop, giornalista del media ungherese Laksmuz. “Fino al 12 aprile - continua -, Magyar non si era sbilanciato per paura di perdere voti. E ancora adesso, quando gli hanno chiesto di aborto, ha detto che l’Ungheria ha delle leggi piuttosto chiare. Solo il tempo ci dirà cosa può succedere”.Amnistia?Ci sono due persone sotto processo in Ungheria per la legge anti-pride: il sindaco di Budapest Gergely Karacsony e Géza Buzás-Hábel. La vittoria di Magyar significherà la fine dei loro processi?“Bisognerà prima di tutto bloccare l’applicazione delle leggi approvate da Orbán. Quello è fondamentale - dice Noel Simons, attivista per i diritti umani -. Quello che so dietro le quinte è che il governo è pronto ad aprire un dibattito a livello nazionale con la società civile. Questo sarà fondamentale per cambi maggiori della costituzione. Per i pride degli anni futuri, mi auguro che somiglino a quelli del pre-Orbán, su cui il governo non avrà nessun impatto, negativo o positivo”.Le scorie dell’orbanismoL’ultima domanda che ci poniamo è: cosa resterà della spiccata omofobia del regime di Viktor Orbán? “Come su altri argomenti, non sappiamo cosa succederà. Ma mi sento positiva, anche se l’odio non si cancellerà da un giorno all’altro. Sarà un compito complicato: servirà confronto, anche a costo di scontentare qualcuno. Ma bisognerà farlo”, dice Karvalits.“Non so come sarà il futuro. Tutto dipenderà da come Tisza e Magyar governeranno. Speriamo che la discriminazione e le politiche di Orbán possano essere solo un brutto ricordo alle prossime elezioni. Lo spero io e lo speriamo tutti”, gli fa eco David. “Quello che ha detto Magyar va oltre le nostre più rosee aspettative: in Ungheria siamo abituati al peggio, è difficile sperare. Ma adesso, non vedo l’ora di vedere cosa succederà. Ho fiducia in Magyar, anche se sarà una battaglia culturale molto difficile”, afferma Eszter.“Come ho detto, Fidesz ha sopravvalutato l’odio degli ungheresi. Non dico che tutti saranno aperti sui temi lgbtqia+, ma gli intolleranti non avranno più una sponda nel governo - chiosa Dombos -. Adesso quella spetta alla maggioranza silenziosa che c’è stata in tutti questi anni”.