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Silenzio alle richieste di chiarimento e attacco alla maggioranza sulla gestione dell’Antimafia: restano i dubbi sulle dichiarazioni del senatore e sui contenuti emersi dalle intercettazioni
Il Senatore del Movimento 5 Stelle Roberto Scarpinato ha deciso di non rispondere alle nostre telefonate e richieste di chiarimento, dopo la nota in cui ieri attaccava la “stampa vicina alla maggioranza”. Gli avremmo voluto chiedere il perché avesse detto che l’ex magistrato del pool antimafia Gioacchino Natoli avesse scelto di essere audito di sua sponte, quando in realtà tutto ciò è avvenuto solo in un secondo momento, e cioè dopo la richiesta degli esponenti pentastellati in Commissione Antimafia.
Così come avremmo voluto chiedergli perché dire che Natoli sarebbe stato audito solo sui fatti di Massa Carrara, quando, invece, tra gli argomenti c’era anche quello, per esempio, del pentito Gaspare Mutolo, figura centrale nella questione “mafia-appalti” per le rivelazioni che fece, e per quelle che avrebbe fatto se Paolo Borsellino non fosse prematuramente stato ucciso da Cosa Nostra. Ma Scarpinato, pur essendo stato sollecitato da diverse telefonate e messaggi, ha scelto di affidare il suo pensiero a Il Fatto Quotidiano, sostenendo che “l'articolo 114 bis del codice penale vieta la pubblicazione prima del rinvio a giudizio delle ordinanze di custodia cautelare per evitare il ‘processo mediatico’: cioè che vengano percepite dall'opinione pubblica come un'anticipazione di un giudizio di colpevolezza. Tutte queste regole valgono solo all'interno del processo penale e nelle aule di giustizia, mentre possono essere completamente calpestate con un processo pubblico parallelo fuori dalle aule giudiziarie in commissione parlamentare antimafia ed è esattamente quello che è accaduto grazie alla gestione dei lavori da parte della maggioranza di centrodestra”.






