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Ultimo aggiornamento: 9:22

Per dodici anni Capraia è stata l’unica “isola verde” d’Italia. Ora Enel vuole riportarla al gasolio, è l’allarme di Legambiente Arcipelago Toscano. Dal 2014 la centrale elettrica dell’isola

dell’arcipelago toscano, di proprietà di Enel Produzione e unica fonte di energia per un territorio non collegato alla rete nazionale, funziona interamente a biodiesel, un carburante rinnovabile di origine vegetale. L’azienda ha deciso di abbandonarlo per tornare al gasolio fossile tradizionale, presentando la scelta come un “aggiornamento tecnologico”. “Quanto sta accadendo a Capraia è un paradosso energetico”, dichiara Sofia Mannelli, presidente di Chimica Verde Bionet e residente sull’isola: “La “Perla Verde” rischia di tornare ai combustibili fossili, mettendo in discussione un percorso decennale di innovazione e sostenibilità”.

Come unica concessione ambientale, i nuovi motori utilizzeranno l’urea. Si tratta di una sostanza che riduce gli ossidi di azoto, responsabili di smog e piogge acide, ma che non ha alcun effetto sulla CO₂, il principale gas serra. “Bruciare diesel fossile, seppur con l’urea, significa continuare a immettere nell’atmosfera carbonio stoccato nel sottosuolo per milioni di anni”, scrive Legambiente in un comunicato. Il paradosso, sottolineano gli ambientalisti, è che a fare questo passo indietro è la stessa azienda che nel luglio 2014 aveva inaugurato l’impianto a biodiesel definendolo “un innovativo ed efficiente modello energetico di produzione di elettricità a bassissimo impatto ambientale” e aveva proclamato Capraia “la prima isola verde d’Italia”. Su quella base era cresciuto il progetto Capraia Smart Island, avviato nel 2016 con Chimica Verde Bionet, Kyoto Club e altri partner.