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14 APRILE 2026
Ultimo aggiornamento: 18:34
L’Ilva deve affrontare un nuovo problema che rischia di mettere a repentaglio la produzione di acciaio. E di mezzo c’è, di nuovo, un rischio legato agli inquinanti. Questa volta sotto i riflettori è finita la centrale termoelettrica, gestita da Acciaierie d’Italia Energia, una delle società della holding in amministrazione straordinaria che gestisce gli impianti: il sindaco di Taranto, Pietro Bitetti, ha firmato una ordinanza che dispone la sospensione dell’esercizio entro 30 giorni e “fino alla presentazione del piano di riduzione” delle emissioni, e alla successiva valutazione e approvazione da parte degli enti competenti. Contro il provvedimento, ovviamente, la società potrà presentare ricorso e, fonti di Acciaierie, hanno già fatto trapelare che così sarà. Quindi non c’è alcun pericolo imminente di stop.
Alla base della decisione, la mancata trasmissione del piano richiesto dopo la pubblicazione del rapporto di Valutazione del danno sanitario (Vds) 2024 per l’area di Taranto, redatto da Arpa Puglia, Aress e Asl. In particolare, viene contestata l’inadempienza rispetto agli interventi necessari per ridurre il rischio non cancerogeno per via inalatoria legato a sostanze come arsenico, nichel e cobalto. La Regione Puglia aveva già diffidato la società a presentare entro termini precisi le misure per il contenimento delle emissioni. “In caso di inottemperanza, l’Autorità sanitaria dispone la sospensione dell’esercizio dello stabilimento”, si richiama nell’atto.







