Adriano Panatta, partiamo dal presente. Lei ha aperto un centro sportivo a Treviso, il cui core-business è ovviamente il tennis. È più complicato scovare un talento o gestire i genitori?
«Tutti i genitori pensano di avere un campione tra le mani, per cui è difficile riportarli alla realtà. Io non vendo illusioni. Uno su 100.000 forse riesce a diventare un giocatore, lì cambiano le cose, e cambia anche il rapporto tra il tecnico e il ragazzo. Gli spieghi quello che deve fare per sfruttare le proprie potenzialità, ma guai addentrarsi in previsioni. Non sono tutti Sinner. Che Jannik sarebbe diventato un campione lo capiva anche uno stambecco cieco».
Circoli e scuole di tennis dovrebbero fargli un monumento.
«Beh, è lo stesso effetto emulazione che ha avuto Alberto Tomba sullo sci. Pensate che nel tennis il numero di praticanti, di iscritti ai corsi, è aumentato del 30%. Logico che non esiste pubblicità più potente di un campione che apre il telegiornale delle 20».
Si sente con Sinner?










