Iprimi ricordi risalgono ai 13 anni: sul set del Gattopardo che non era neppure un debutto: quello risaliva a due anni prima, quando era stata Helen in Anna dei miracoli regia di Luigi Squarzina con Anna Proclemer. Precocissima, Ottavia Piccolo: dopo Palme d’Oro, Nastri d’Argento e David di Donatello assortiti, il Bolzano Film Festival Bozen le ha attribuito il Premio alla Carriera: «Entrai senza merito nella storia del cinema», sminuisce lei. «Ebbi solo molta fortuna. Erano altri tempi ed erano pochi i bimbi attori. A 16/17 anni pensai di iscrivermi all’Accademia: circondata da giovani attori che l’avevano fatta, mi pareva una grave manchevolezza. Io invidiavo loro, e loro invidiavano me. “Ma sei matta, hai una carriera avviata, che senso ha fermarla?”».
Cosa ricorda del Gattopardo?
«Era un piccolo ruolo, senza neppure una battuta. Venni catapultata in una specie di Circo Barnum: 500 persone che si muovevano agli ordini di un comandante assoluto, il “Signor Conte”, come lo chiamavano tutti. Mi avevano detto che era cattivissimo e urlava agli attori. E in effetti le sue sfuriate erano epocali. Ma d’altronde come non esserlo su un set tanto imponente? È il gioco delle parti. Ne avrei trovati tanti altri così... Spiace solo che spesso registi stressati se la prendano col più debole, solo perché altri – gli attori principali - hanno più potere. Ma io non mi faccio fregare, né oggi né allora. Ma so di attori che, nel gioco delle parti, si sono persi per sempre. Con Ronconi, per esempio».






