Roma, 18 apr. (askanews) – “Despoti e tiranni del corpo e dello spirito vogliono rendere le anime passive e le passioni tristi, inclini all’inerzia, docili e asservite al potere. Nella tristezza siamo infatti in balia delle nostre paure e dei nostri fantasmi, ci rifugiamo nel fanatismo, nella sottomissione, nel frastuono mediatico, nel miraggio dell’oro, nel mito identitario. Il malcontento, il senso di impotenza e di sradicamento ci separano, invece di metterci in relazione, diffondendo un clima di estraneità alla cosa pubblica, disprezzo per la sventura altrui e la negazione di ogni fraternità. Tale discordanza disgrega i rapporti costitutivi che ognuno intrattiene con sé, con gli altri e con la realtà”. Lo ha detto Leone XIV iniziando il suo discorso al Padiglione Protocollare del Palazzo Presidenziale, a Luanda, in Angola, durante l’incontro con le Autorità, la Società Civile e il Corpo Diplomatico.

Leone ha anche sottolineato la “gioia” e la “speranza” che invece caratterizzano la “giovane società” dell’Angola: “In genere le si considera sentimenti personali, privati. Esse, invece, sono una forza intensiva ed espansiva, che contrasta ogni rassegnazione e tentazione di chiudersi”.