Quando le agenzie hanno iniziato a battere la notizia che l’Iran stava dichiarando lo stretto di Hormuz «completamente aperto», si è subito compreso che non eravamo di fronte ad una notizia qualsiasi. Primo, perché non proveniva dai profili social di Trump. E noi abbiamo imparato, soprattutto in queste settimane, quanto strumentali siano talvolta le sue uscite. Non che siano prive di fondamento, sia chiaro. Tutt’altro. Solo che i post di Trump servono a propiziare reazioni più che raccontare eventi. Secondo, perché il soggetto di quella dichiarazione era Teheran. Che invero ha subito giustificato il “cedimento” affermando che la riapertura completa dello stretto vale fintantoché rimane in essere il cessate il fuoco in Libano fra Israele ed Hezbollah. Insomma, una sorta di contropartita.
Il non detto di queste dichiarazioni sarebbe che il Libano è come se fosse una colonia di Teheran. La realtà, che i media mainstream nasconderanno, è che il regime ha dovuto cedere. Perché completamente annientato sotto il profilo militare. E perché, come ha giustamente evidenziato ieri la nostra Costanza Cavalli, chi «di blocco ferisce di blocco perisce». Teheran non può reggere che pochi giorni di fronte alla chiusura totale e non selettiva dello stretto. La chiusura “selettiva” era quella messa in atto dalle guardie rivoluzionarie.











