Donald Trump è a un passo dalla completa vittoria in Medio Oriente: ha ottenuto una tregua tra Israele e Libano, dando a Gerusalemme il tempo che serviva (ne avrebbe voluto di più, ma per ora è sufficiente) per sferrare un altro colpo a Hezbollah e creare un nuovo scenario politico a Beirut; dopo averlo schiantato sul piano militare, ha costretto l’Iran a negoziare una resa - venduta come una vittoria nel regno parallelo delle bugie - e dichiarare ieri che «lo Stretto di Hormuz è aperto».

Mentre la gran parte dei giornali e delle televisioni raccontava un conflitto immaginario - con l’Iran che metteva alle corde Stati Uniti e Israele, un’allucinazione del giornalismo anti-americano - qui non abbiamo mai pensato neanche per un istante che gli Stati Uniti potessero perdere la guerra né che la campagna militare fosse destinata a durare a lungo, non è mai stato questo l’obiettivo della Casa Bianca.

Non siamo ancora arrivati alla fine, la sorpresa nel suk mediorientale è sempre dietro l’angolo, mancano i termini reali di un accordo da fissare nel fine settimana, in Iran c’è una catena di comando caotica, ma le premesse per una svolta ci sono tutte: il programma nucleare di Teheran è archiviato per molti anni a venire e la consegna dell’uranio arricchito per Trump è una condizione essenziale per chiudere la guerra; la minaccia dei missili iraniani si è ridotta a lanci sporadici (quasi tutti intercettati); la Marina di Teheran è stata affondata; la difesa aerea è inesistente; il gruppo di comando, i leader religiosi, politici e militari sono stati eliminati e i sopravvissuti sono tutt’ora un bersaglio di Israele; il regime è zombificato al punto da metterne in dubbio la sopravvivenza nel prossimo futuro; Cina e Russia hanno perso la partita nel Golfo; lo shock energetico è contenuto rispetto ai picchi potenziali di prezzo e l’impatto sull’economia con la fine della guerra alle porte si può assorbire in tempi ragionevoli. I mercati da giorni hanno aperto il file della ripresa, inaugurando una nuova fase di espansione di Wall Street che ha macinato nuovi record, con il prezzo del petrolio che crolla. Il buco nero è quello dell’Europa che è rimasta alla finestra, i leader hanno sottovalutato la potenza americana, un errore dettato dalla paura di perdere consensi, dalla confidenza data a una lettura errata dei fatti sul campo, viziata dal pregiudizio morale. Se non fai la guerra, non puoi insegnarla a chi la fa.