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Ultimo aggiornamento: 9:02
Un’associazione a delinquere volta a rilasciare diplomi falsi. Così la Procura di Agrigento definisce i vertici dell’Accademia di belle arti “Michelangelo” della città dei templi, nell’indagine nata dal caso dei docenti rimasti senza cattedra dopo aver scoperto che le loro presunte qualifiche valevano come carta straccia: una vicenda denunciata da Giovanni Romano, esautorato all’improvviso dal Provveditorato dopo aver insegnato per tre anni grazie alle graduatorie provinciali. Secondo i magistrati, l’Accademia ha continuato per anni a istituire corsi e sfornare lauree senza poterlo fare, perché il ministero dell’Università e della Ricerca le aveva revocato l’autorizzazione. Per questo è stato disposto il rinvio a giudizio di tre persone per associazione a delinquere e falso commesso da pubblico ufficiale: si tratta di Alfredo Prado, direttore dell’Accademia, della sorella Zara Maria Prado, vicepresidente del consiglio di amministrazione che gestisce l’ente, e di Giovanni Ferraro, presidente dello stesso cda.
La revoca dell’autorizzazione ha reso nulli i titoli di secondo livello per gli indirizzi di pittura, scultura, decorazione e scenografia conseguiti tra il 2017 e il 2022: centinaia di esami e di lauree che per il ministero non esistono. Nonostante la vicenda fosse nota a molti, fino a poco tempo fa i dirigenti dell’Accademia continuavano a sponsorizzare corsi e diplomi, pur essendo consapevoli, secondo la pm Gloria Andreoli, che non avessero valore legale. Un sistema che adesso mette a rischio tanti posti di lavoro: sono almeno sei, infatti, i docenti che come Romano hanno ricevuto da un giorno all’altro la mail del provveditore e sono stati costretti a rimanere casa, senza lavoro e senza titoli. Una reazione a catena che, secondo i diretti interessati, renderebbe non validi anche i documenti da loro firmati in veste di insegnanti, i loro esami e i loro concorsi.







