La verità, più che nei fatti, sembra stare nelle convinzioni. E non solo quando valutiamo una notizia: anche quando approcciamo per la prima volta a essa. Un nuovo studio coordinato dalla Sapienza Università di Roma insieme all’IRCCS Fondazione Santa Lucia e pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences mostra che le credenze personali influenzano l’apprendimento in modo profondo, rendendo più difficile correggere informazioni errate. Perfino se sottoponendole a un test di apprendimento per rinforzo. Cioè con un premio. E perfino a livello fisiologico.

Il lavoro, guidato da Stefano Lasaponara, parte da un dato noto da decenni. E cioè il fatto che l’essere umano tenda a privilegiare ciò che conferma le proprie idee. I cosiddetti bias di conferma che i social media negli ultimi vent’anni hanno fortemente cavalcato. Ma aggiunge un livello ulteriore: questo meccanismo entra in gioco prima ancora che decidiamo se una notizia (per noi, non in senso assoluto) sia vera o falsa. E può in seguito condizionare il modo in cui apprendiamo da essa.

La prima novità: le pupille si dilatano immediatamente

“Abbiamo verificato – racconta Lasaponara a Italian Tech – che già mentre le persone leggono una notizia le pupille tendono a dilatarsi di più nei casi di quelle che ritengono vere. Quelle in cui, è stato poi provato, crederanno di più. Come se quel meccanismo fisiologico funzionasse da indice di confidenza naturale, attivato dal sistema nervoso simpatico. Al contrario, per quelle immediatamente valutate come false o inaffidabili, di nuovo al netto che lo fossero o meno, quel meccanismo non si attivava”. Questo primo passaggio dell’esperimento, la midriasi delle pupille in occasione di notizie ritenute affidabili, costituisce la prima novità dell’indagine: il cervello sembra “prendere posizione” molto prima della valutazione consapevole, orientando fin da subito l’attenzione e l’elaborazione delle informazioni. La “salienza”, dice l’esperto.