Il premier britannico Keir Starmer ha definito "imperdonabile" e "sconcertante" non essere stato informato sul fatto che Peter Mandelson non aveva superato il controllo di sicurezza interno sulla nomina politica ad ambasciatore negli Usa e che il Foreign Office aveva ignorato il parere contrario.

Il primo ministro laburista, parlando ai media a Parigi dove si trova per il vertice sulla navigazione marittima nello stretto di Hormuz, si è detto "assolutamente furioso" per la vicenda, rispetto alla quale le opposizioni hanno chiesto le sue dimissioni, aggiungendo che lunedì esporrà al Parlamento tutti i fatti "in piena trasparenza".

Il premier ha così portato avanti la sua linea di difesa, che da più parti viene giudicata come non credibile, mentre i partiti d'opposizione lo accusano di aver mentito in Parlamento quando diceva che la designazione al centro della vicenda era avvenuta nel pieno rispetto delle regole. Gli stessi giornalisti che lo stavano intervistando hanno chiesto come sia verosimile che il più alto funzionario del ministero degli Esteri - il dimissionario sir Olly Robbins - abbia unilateralmente ignorato la raccomandazione contraria al rilascio del nulla osta di sicurezza a Mandelson fatta da un apposito comitato - l'UK Security Vetting - per approvare di sua iniziativa una nomina politica voluta dal primo ministro per l'ex eminenza grigia del New Labour, legato a doppio filo col defunto faccendiere pedofilo Jeffrey Epstein, e già in passato finito al centro di vicende torbide e scandali quando era ministro. "Non mi è stato detto che non aveva superato il controllo di sicurezza - ha ribadito sir Keir - nessun ministro era stato informato e nemmeno Downing Street".