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A Roma la rimozione dei gabbiotti della polizia locale, tappa fissa di vandali e graffitari più che di attività dei Caschi bianchi, è ancora al palo nonostante al Comando generale se ne discuta ormai da anni. Qualche novità però c’è, visto che le cabine da smantellare sono diventate 60 - almeno nell’ipotesi al vaglio di piazza della Consolazione - rispetto alla quarantina prospettata a febbraio 2025, quando il neo comandante Mario De Sclavis ha iniziato a lavorare al piano di dismissione. Piano che non è ancora partito, visto che deve essere ancora completato l’inventario e soprattutto bisogna capire quanti fondi ci saranno a disposizione per le coperture economiche. Sono tuttora vaghe, infatti, anche le tempistiche dell’intervento e la sensazione è che i romani dovranno sopportare la vista di quei relitti urbani ancora per diverso tempo.
Una volta partite le dismissioni, comunque, i gabbiotti «superstiti» dovrebbero essere 16, tra i quali rientrerebbero i sei del progetto «Cabin art», grazie al quale sono diventati tele per i writer vincitori del concorso comunale (che li ha premiati ciascuno con 6.500 euro). Ma escluse quelle riqualificate, restano dozzine di cabine inutilizzate e degradate. Lo conferma anche il comandante De Sclavis, in risposta a un’interrogazione del consigliere capitolino di Forza Italia Francesco Carpano: «Il degrado segnalato a partire dal 2022 risulta essere peggiorato per molte delle cabine poste in posizioni particolarmente esposte a condizioni atmosferiche e di inquinamento ambientale (...) e ad azioni vandaliche con vernici e acidi corrosivi».






