Niente miracolo di Italiano, di nome, e italiano, di fatto: gli sfratti europei già annunciati all’andata, ma notificati al ritorno dei quarti di finale da Aston Villa e Crystal Palace, di Bologna in Europa League e Fiorentina i Conference certificano con la matematica l’assenza di una quinta rappresentante italiana dalla prossima Champions. Maledetto ranking: l’Inghilterra, prima indiscussa, è già sicura di avere almeno cinque squadre nella Champions in arrivo, ma potrebbe ritrovarsene addirittura sei; Spagna, Germania e Portogallo si giocano l’altro posto extra. Non l’Italia, sbattuta fuori da ogni competizione alle colonne d’Ercole dei quarti e aritmeticamente fuori da ogni discorso. Le uscite inglesi di Bologna e Fiorentina assicurano sette poltrone in Europa per la stagione ventura: quattro in Champions, due in Europa League e uno in Conference. La variabile, in caso di vittoria in Coppa Italia di una formazione assente dalle prime sette posizioni in classifica (sicuramente la Lazio), potrebbe arrivare dal piazzamento in campionato: la sesta, al verificarsi di questa opportunità, si ritroverebbe dirottata in Conference.
Problemi che non riguardano rossoblù e viola, alle prese con altre situazioni di classifica. Il Bologna, atteso domenica dalla Juventus, può ambire al massimo all’ottavo posto. «Ci sarebbe da brindare - ragiona Vincenzo Italiano, rimuginando sulla fine della campagna europea - se arrivassimo ottavi, obiettivo richiesto espressamente dalla società. Ma usciamo dall’Europa a testa alta e ai quarti di finale, eliminati da una squadra che da settembre è la favorita per la conquista del torneo. Gli errori dei singoli? C’è rammarico, ma anche la consapevolezza che sono frutto proprio della forza di un avversario come l’Aston Villa». Corsa in Europa League del Bologna terminata ai quarti. Maledizione della Conference, giocata per quattro anni di fila e mai vinta, perseguita dalla Fiorentina. « Se c’era una squadra di Premier League in campo al ritorno - riflette Paolo Vanoli, ora chiamato a completare l’opera salvezza con la convalida dell’aritmetica - eravamo noi e non il Crystal Palace. Ho visto la rabbia positiva, quella di una squadra che ha provato e non ci è riuscita. Il nostro campionato, però, non è finito: ci aspetta la sfida cruciale col Lecce. Mi dispiace solo che ho dovuto gestire il percorso europeo in funzione degli impegni in campionato».







