Non scende in campo ma neanche resta in tribuna. Marina Berlusconi per cominciare rompe il silenzio. Scrive a Dagospia la patron di Fininvest e se la prende con un articolo del Fatto Quotidiano a firma di Pino Corrias che parla di un suo prossimo impegno politico. «Fantasie» si sfoga la primogenita di Arcore definendo «fantomatica» la «solita idea» di un nuovo predellino, come fece a suo tempo il padre. Per poi lamentare il «disprezzo del genere femminile» e lo stile «cavernicolo» dell'articolo. Segue una scia di dichiarazioni di solidarietà da parte di prime file del partito azzurro, più o meno in quota Arcore. Dietro le quinte però la "Cavaliera" continua a seguire i sommovimenti del partito. Ci arriviamo.

È un'altra giornata sull'ottovolante per Forza Italia. Il day-after dell'elezione di Enrico Costa come capogruppo alla Camera, al posto di Paolo Barelli, inizia con un faccia a faccia denso di aspettative. Antonio Tajani e Giorgio Mulè si incontrano nella sede romana del partito. Si conoscono da tempo, si rispettano. Ma sono indiscutibilmente i volti di punta di due sensibilità diverse, per non dire opposte nel partito. Da un lato il segretario, costretto a gestire lo scossone alla dirigenza azzurra partito da Arcore dopo la sconfitta referendaria ma ancora in sella e convinto della fiducia della famiglia. Dall'altro Mulè, il giornalista e vicepresidente della Camera che in tanti, a Roma come a Milano, vedono protagonista della nuova fase che sta per aprirsi. Bocche cucite sul vis-a-vis. Raccontato però da fonti a conoscenza dell'incontro come piuttosto teso e chiuso, in sostanza, con una fumata nera sulle prossime mosse. Tajani è convinto di aver già concesso molto alle minoranze. Troppo. Ha incassato il cambio della guardia di due capigruppo a lui molto vicini: Maurizio Gasparri al Senato, Barelli alla Camera. Ha un filo diretto con la famiglia, incontrata una settimana fa in un vertice a Cologno Monzese con Marina, Pier Silvio, Gianni Letta e l'Ad di Fininvest Danilo Pellegrino. Vuole ora evitare il terzo scossone alla "sua" dirigenza e blindare il capogruppo degli europarlamentari forzisti a Bruxelles: Fulvio Martusciello. Veterano del partito, dove milita dai primi anni del Cav in politica, generazione Publitalia, è un peso massimo, molto vicino al segretario e forte di un fiume di tessere e preferenze nella sua Campania.