di Rocco Ciarmoli

Il 26 settembre 2022 tre esplosioni nel Mar Baltico distrussero i gasdotti Nord Stream. In pochi minuti saltò in aria un’intera architettura energetica europea e la Germania perse la sua fonte di gas a basso costo. Da quel momento l’Europa ha avuto un solo problema: trovare un’alternativa, e in fretta.

La risposta si chiama idrogeno verde. Il piano REPowerEU fissa l’obiettivo di 10 milioni di tonnellate prodotte in Europa entro il 2030 e altrettante importate. Il progetto SoutH2 Corridor rappresenta la traduzione concreta di questa strategia: una dorsale di 3.300 chilometri che collegherà il Nord Africa alla Baviera passando per l’Italia. Lo Stivale diventa snodo centrale, hub di transito per l’idrogeno nordafricano, dove il sole è più costante e la produzione costa meno, e allo stesso tempo piattaforma produttiva grazie al Mezzogiorno.

Il governo Meloni ha accelerato questo processo con la semplificazione delle autorizzazioni per le rinnovabili, il repowering degli impianti esistenti e lo stanziamento di 3,64 miliardi del Pnrr per costruire la filiera dell’idrogeno nel Sud. Le opportunità sono reali. Chi fornisce idrogeno all’industria tedesca, che deve decarbonizzarsi per restare competitiva, acquisisce una leva geopolitica rilevante in Europa. È, almeno sulla carta, un’occasione storica.