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15 APRILE 2026

Ultimo aggiornamento: 21:10

Nell’agosto 2015, in un’intervista concessa a Mark Halperin e John Heilemann, Donald Trump definì la Bibbia il suo libro preferito (“number one”), arrivando a giudicarla persino “superiore” al suo The Art of the Deal. Ma quando gli fu chiesto di indicare il passo che amava di più, tagliò corto: “È una cosa molto personale”, disse, rifiutandosi di rivelarlo. Incalzato sulla preferenza tra Antico e Nuovo Testamento, liquidò la domanda con un secco: “Sono uguali”.

All’epoca Trump non aveva ancora vinto le elezioni del 2016 e si dichiarava presbiteriano. Cinque anni dopo, nell’ottobre 2020, in un’intervista al Religion News Service, corresse il tiro: “Sebbene sia cresciuto in una chiesa presbiteriana, ora mi considero un cristiano non confessionale”. Un cristiano generico, insomma, senza una chiesa specifica di riferimento. In realtà, nei cinque anni del suo primo mandato presidenziale, Trump aveva già iniziato a stringere forti legami con diversi leader evangelici. Nel febbraio 2025, con la creazione dell’Ufficio della Fede presso la Casa Bianca, diretto dalla telepredicatrice evangelica, Paula White-Cain, il rapporto tra il presidente statunitense e l’evangelismo apocalittico si è reso esplicito e strutturato.