Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano

Ultimo aggiornamento: 18:15

di Angelo Palazzolo

In due giorni Giorgia Meloni si è ripresa la scena internazionale. Prima la condanna di Donald Trump per l’attacco al Papa, poi la sospensione del rinnovo dell’accordo militare con Israele. Applausi? Forse. Ma prima vale la pena guardare più da vicino entrambe le vicende.

Partiamo da Israele. L’accordo militare non è stato sospeso quando avrebbe dovuto, cioè quando, dopo il 7 ottobre 2023, l’intento genocidario del governo di Benjamin Netanyahu si era già palesato in tutto il suo orrore. Finché a morire erano i palestinesi — decine di migliaia — per il governo italiano non c’era nulla da condannare. L’assenza di qualsiasi pressione reale ha consentito all’esecutivo israeliano di spingersi oltre anche con il nostro Paese: i bombardamenti sui luoghi di culto cristiani, l’umiliazione di due carabinieri, le continue restrizioni alle autorità religiose, fino al divieto per il cardinale Pizzaballa e padre Ielpo di accedere alla Chiesa del Santo Sepolcro per la Domenica delle Palme. Infine il paradosso: i militari italiani impegnati in Libano nella missione Unifil sotto il fuoco dell’Idf, con il sospetto — tutt’altro che remoto — che contro di loro fossero sparati proiettili “made in Italy”!