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15 APRILE 2026
Ultimo aggiornamento: 8:04
“Vi porteremo in Libia, vi venderemo in Libia”, ridevano le guardie, prima di concretizzare queste loro minacce. Una delle testimoni del nuovo rapporto Women State Trafficking ricorda così i giorni passati in quelle che definiscono “gabbie”, alla frontiera tunisina; tra taser puntati addosso, perquisizioni, insulti e uomini “picchiati fino a quando stavano per morire”. Il report, pubblicato oggi sul sito statetrafficking.net, raccoglie 33 nuove testimonianze sulle espulsioni, le violenze e vendita di donne nere migranti tra Tunisia e Libia. In attesa della presentazione istituzionale prevista mercoledì prossimo al Parlamento europeo, il dossier aggiunge un dettaglio decisivo alla “tratta di Stato” già denunciata lo scorso anno: quel mercato di esseri umani continua, e sulle donne prende una forma ancora più violenta.
“Quando siamo arrivati nella loro prigione ci hanno fatto alcune domande. Poi siamo rimasti lì tre giorni. Il terzo giorno ci hanno messo su un autobus per portarci vicino al confine con la Libia. Gli uomini erano nella gabbia per cani. Picchiavano anche le persone ferite”. La testimone che parla è CRN, la cui identità è protetta come quella delle altre persone ascoltate dai ricercatori. Un’altra donna, racconta che una volta ristrette nei centri di detenzione in Libia “non mangiano normalmente, non bevono normalmente” e sono costrette a bere “l’acqua che scorre nei bagni“. L’umiliazione è l’elemento ricorrente di tutte le violenze e descrive un clima di sottomissione e disumanizzazione.






