Era il febbraio del 2025 quando JD Vance, alla Conferenza di Monaco, irruppe in Europa presentando e aggiornando il manifesto del movimento Maga e del trumpismo.
In quei giorni il sovranismo europeo, con qualche eccezione, si raccoglieva attorno al presidente americano, visto non solo come un riferimento valoriale ma anche come un ideale ariete per scardinare a fondo l'Ue. Un anno e due mesi dopo il quadro sembra essere cambiato. Donald Trump, che secondo un recente sondaggio pubblicato da Politico è percepito come una minaccia più della Cina nei sei principali Paesi membri, non convince più le destre del continente. E, soprattutto, sembra essere sempre più un boomerang a livello elettorale.
E' difficile trovare un momento esatto in cui il vento sia cambiato, tra i partiti sovranisti. Né si può prevedere che questo mutamento di postura sia permanente. Il punto, per chi ha fatto del nazionalismo anti-Ue un caposaldo, è che buttarsi nelle braccia di chi, come Trump, attacca l'Europa quasi quotidianamente, potrebbe essere letale. Gli indizi, del resto, sono ben presenti nei quartier generali delle destre europee e anche all'Eurocamera. In Olanda il Pvv di Geert Wilders, trumpiano della prima ora, ha perso le elezioni ed è tornato all'opposizione. Nella Danimarca scottata dall'offensiva di Donald contro la Groenlandia l'exploit dell'ultradestra c'è stato, ma non è stato decisivo: la premier uscente, Mette Frederiksen, ha perso seggi ma ha tenuto. E poi c'è stata la sconfitta di Viktor Orban, secondo l'eurodeputato Sandro Gozi un vero e proprio "vaso di Pandora" che ha scoperchiato le contraddizioni del rapporto tra i sovranisti e Trump.









