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Ultimo aggiornamento: 21:24
Il colosso del cemento Lafarge preferì patteggiare con lo Stato Islamico piuttosto che rinunciare ai profitti della sua fabbrica di Jalabiya, in Siria: circa 5,6 milioni di euro di mazzette furono dunque versati ai terroristi dalla filiale siriana, Lafarge Cement Syria (LCS), tra il 2012 e il 2014, pur di tenere l’azienda in attività e continuare a fare affari, mentre Total era stato costretto a chiudere, in piena guerra civile, alla fine del 2011. Soldi che poi i terroristi hanno utilizzato per preparare gli attentati di Parigi del 2015, tra cui la strage del Bataclan che costò la vita a 130 persone il 13 novembre.
A quasi dieci anni dall’apertura dell’inchiesta, nell’ottobre 2016, ieri il tribunale di Parigi ha riconosciuto l’ex cementificio francese, di proprietà della multinazionale svizzera Holcim dal 2015, e otto suoi ex dirigenti colpevoli di “finanziamento del terrorismo”. L’ex amministratore delegato (dal 2007 al 2015) Bruno Lafont, 69 anni, è stato condannato a sei anni di prigione con esecuzione immediata. Subito dopo la lettura della sentenza, è stato prelevato dagli agenti e condotto in carcere. Condannato, a cinque anni di prigione, con effetto immediato, anche Christian Herrault, l’ex vice direttore generale per il Medio Oriente al tempo dei fatti. L’azienda dovrà versare 1,125 milioni di euro, la pena massima prevista per questo tipo di reato.









