“La politica internazionale tiene in ostaggio la vita delle persone”
Roma, 14 apr. (askanews) – Dopo gli attacchi israeliani dell’8 aprile scorso che hanno provocato circa 300 morti in un giorno, a Beirut, in Libano, la situazione è ora “relativamente tranquilla”, dice Virginia Sarotto, che lavora nel Paese dal 2023 con ARCS Arci Culture Solidali Aps, associazione di promozione sociale di solidarietà, cooperazione e volontariato internazionale.
Ora è coordinatrice della missione ed è proprio a Beirut; in questi tre anni dice di aver visto un costante peggioramento della situazione a livello sicurezza e anche a livello umanitario.
“Un peggioramento dovuto ovviamente al conflitto apertosi con Israele che ha poi avuto alti e bassi, chiaramente adesso è in una fase estremamente acuta e molto grave, anche in un’ottica di medio e lungo periodo, cioè non si vedono a breve effettivamente delle risoluzioni sostanziali del conflitto” dice ad askanews.
“Dal 2 marzo del 2026 è iniziata questa escalation che stiamo vivendo tutt’oggi, ci tengo a precisare che appunto si parla di un’escalation, nel senso che i bombardamenti israeliani non si sono mai fermati, sono iniziati a ottobre 2023 e non si sono mai fermati… Quello che abbiamo visto il 2 marzo 2026 è stata una risposta da parte non dello Stato libanese ma di Hezbollah sui bombardamenti israeliani, quindi l’escalation in risposta è stata critica”.m”Detto questo non si era mai visto uno sfollamento di questo tipo. A oggi le persone sfollate registrate sono più di un milione, sono un milione e 49mila, secondo i dati delle Nazioni Unite e del governo libanese”.






