Professor Sabino Cassese, il diritto costituzionale dei lavoratori a una retribuzione proporzionata è rimasto incastrato, per usare un eufemismo, nella deregulation globale seguita a digitalizzazione, free trade guerre e shock energetici. Non a caso si parla ormai apertamente di dumping contrattuale.

«Esattamente. Le aziende applicano contratti collettivi, e fin qui siamo formalmente dentro il disposto costituzionale, che però sono firmati da sindacati poco rappresentativi e che perseguono il solo obiettivo di ridurre i costi, abbassare i salari e le tutele rispetto ai contratti collettivi nazionali principali».

Quali sono i settori più colpiti?

Soprattutto i pubblici esercizi, ristorazione, servizi, terziario e appalti. Tenga presente che il tessuto economico italiano è caratterizzato da oltre cinque milioni di imprese, la maggior parte medie e piccole, l’80% nel settore dei servizi. Inoltre ci sono circa mille organizzazioni sindacali, di cui un centinaio partecipa alla contrattazione collettiva nazionale. In terzo luogo, esistono circa mille contratti di lavoro.

Il risultato è concorrenza sleale tra aziende, corsa al ribasso per i lavoratori (salari, ferie, malattia, previdenza, sanità integrativa) spiazzamento dei sindacati maggiormente rappresentativi e riduzione delle entrate contributive per lo Stato.