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14 APRILE 2026
Ultimo aggiornamento: 14:37
La gestione del dossier “mafia e appalti” come concausa delle stragi del 1992. È questo il punto centrale ribadito dal procuratore di Caltanissetta, Salvatore De Luca, nel corso della sua audizione davanti alla Commissione Antimafia, dove ha tracciato un quadro che riapre il dibattito sui moventi delle uccisioni di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. “Abbiamo concreti, plurimi e univoci elementi per dire che la gestione del procedimento mafia-appalti sia stata una sicura concausa della strage di via D’Amelio e forse in misura leggermente minore di quella di Capaci”, ha affermato il magistrato, indicando nel filone investigativo sui rapporti tra Cosa nostra, politica ed economia uno snodo cruciale nella genesi delle bombe stragiste di Cosa nostra.
Secondo De Luca, tuttavia, il quadro resta più ampio e non esclude ulteriori responsabilità. La stessa sentenza d’appello sul depistaggio delle indagini, ha ricordato, ha evidenziato come l’attività condotta dall’allora capo della Squadra mobile di Palermo, Arnaldo La Barbera, sia stata svolta “al servizio di istituzioni deviate”, sia per quanto riguarda le indagini sia per la scomparsa dell’agenda rossa di Borsellino. Un elemento che rafforza l’ipotesi di interferenze esterne. “Individuare il dossier mafia e appalti come concausa delle stragi non esclude, anzi postula, che ci possano essere stati interventi esterni”, ha spiegato il procuratore. Un’ipotesi ritenuta “abbastanza probabile”, considerando che il dossier rappresentava “un crocevia di interessi politici, economici e mafiosi”.












